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Prevenzione e promozione del benessere. Riflessioni introduttive per psicologi, professionisti del sociale e genitori

1. IL MONDO ADOLESCENZIALE

Con il termine adolescenza si indica la fascia d’età compresa tra i 12 e i 19 anni[1], quella cioè più ricca di cambiamenti a livello fisico, psichico ed emotivo; ed è proprio per questo motivo che è considerata “l’età dell’oro” per fare prevenzione. Infatti, l’adolescente si trova in una fase di profondo mutamento, in cui deve fare scelte che saranno fondamentali per la costruzione di una identità adulta, seppur giovanile.

Ma quali sono gli elementi caratteristici nella costruzione di un’identità[2]?

Il più evidente riguarda il corpo dell’adolescente: l’inizio della pubertà, ossia il raggiungimento della capacità riproduttiva, porta notevoli cambiamenti sia a livello fisico, che mentale. L’adolescente si ritrova con un “corpo nuovo” e deve imparare a conoscerlo e ad accettarlo sia biologicamente che psicologicamente; infatti, il giovane ha bisogno di tempo per elaborare la trasformazione, la perdita e la sua nuova immagine interna: deve costruire la propria identità corporea. Il rischio maggiore è che il corpo possa essere considerato un ostacolo nel rapporto con gli altri e per questo tenuto a distanza, negato, odiato, messo in pericolo.

Un altro aspetto della costruzione della propria identità riguarda la sfera emotiva: l’adolescente inizia a provare sensazioni, emozioni e sentimenti nuovi, sconosciuti ed indecifrabili.

Rilevante è anche il tema della separazione e dell’individuazione. Infatti il soggetto si trova a dover scegliere tra i modelli vecchi e quelli nuovi; tra imposizioni e ribellioni; tra essere come si vuole o come si è o si dovrebbe essere.

Dal punti di vista più complessivamente psicologico il leit motiv è il concetto di “trasformazione”.

Oggi giorno, gli interventi preventivi svolti a favore della fascia d’età adolescenziale, sono in continuo aumento, perché si è rafforzata in diversi ambiti la convinzione (sia scientifica che politica) che sia più indicato e produttivo attivarsi in una fase evolutiva, delicata e critica della vita di ogni adolescente.

Ecco una  possibile (e assolutamente riduttiva) schematizzazione delle potenziali criticità di questo ciclo di vita:

Dimensione

Criticità chiave

Psicobiologica

una percezione di sé talvolta distorta e confusa; La fatica ad adattarsi ai cambiamenti del corpo;

Psicosociale

una  particolare vulnerabilità emotiva; una difficoltà nella gestione del cambiamento di ruolo entro le relazioni con i pari o in famiglia; un aumento dell’esperienze extrafamiliari ed extrascolastiche; una potenziale esternazione di disagi e paure attraverso agiti più o meno “a rischio”

2. COSA SONO LA SALUTE ED IL BENESSERE?

Comprendere meglio il fenomeno salute è possibile soprattutto partendo da una posizione “non professionistica”. Un non-sanitario o non-operatore dei servizi psicoeducativi normalmente ritiene che “star bene” corrisponda a “non essere malato”. In questo senso la salute sembra essere un bene dato per scontato, una condizione che viene rivalutata e portata al centro dell’attenzione solo quando sembra essere limitata o in peggioramento.

Certamente esistono però anche altri modi ci considerare la salute, anche in considerazione che ogni soggetto (persona, gruppo, collettivo) identifica il concetto in base alle proprie esperienze culturali ed alle proprie abitudini sociali. Proprio per questo anche gli standard (apparentemente scientifici) di ciò che può essere considerato buona salute possono variare

Deve essere assolutamente tenuto al centro dell’attenzione che ormai da svariati decenni anche l’OMS[3] si è orientata verso un concetto olistico di salute. Più esplicitamente, l’OMS da tempo definisce salute “uno stato soggettivo di completo benessere fisico, mentale e sociale” e non semplicemente l’assenza di malattie. Questa condizione può essere colta attraverso la comprensione di almeno 6 diverse componenti: fisica, psichica, emotiva, relazionale, ideologico-valoriale (detta anche spirituale), sociale.

In sintesi, allo scopo di sostenere la valenza positiva dello stato di benessere soggettivo, sarebbe utile tener al centro delle proprie riflessioni alcuni punti chiave:

Star bene può significare cose differenti per differenti persone (anche in base all’età, al genere, alla comunità ed al territorio di riferimento)

Sul concetto di salute è stato scritto molto, spesso in base a diversi riferimenti sia disciplinari, sia professionali, ma non esiste un modello unificato ed estensivo

Più che impegnarsi in disquisizioni accademiche o di categoria è importante che ogni lavoratore sanitario e psicoeducativo analizzi e definisca il proprio concetto di salute e il proprio mandato socio-professionale 

3. ADOLESCENZA, SALUTE E BENESSERE

Numerose sono le ricerche che in questi anni sono state effettuate allo scopo di capire atteggiamenti e comportamenti dei preadolescenti, degli adolescenti e dei giovani.

Dall’insieme di queste ricerche sono emerse interessanti indicazioni sul rapporto che gli adolescenti hanno con la salute.

Infatti, un giovane su cinque è un “antisalutista”, il quale aderisce a comportamenti riconosciuti come rischiosi e, anche se è insoddisfatto del proprio stato di salute, continua a mantenere delle abitudini dannose, poco consapevoli e, talvolta, “fataliste”.

Per quanto riguarda l’adolescente e la percezione che ha di sé e del proprio aspetto fisico, nella maggior parte dei casi egli “non si piace”, non accetta il proprio corpo e tenta di modificarlo e camuffarlo attraverso l’abbigliamento, il trucco, la pettinatura o un ‘intensa attività fisica e l’utilizzo degli ormoni per sviluppare la muscolatura.

Deve essere sempre ricordato che l’adolescente si trova in una vera e propria fase di transizione e trasformazione da bambino ad adulto e che quindi molti comportamenti, apparentemente, borderline tra insoddisfazione e sofferenza patologica sono in realtà da essere colti come statisticamente “normali”.

Fattori causali di ordine psicosociale sono l’emersione di una  moltitudine di ansie legate al proprio aspetto, alla percezione che si ha di se stessi e quella che gli altri hanno; inoltre emergono anche delle ansie legate al cambiamento e soprattutto al non poter controllare quest’ultimo.

Tutto ruota intorno a un‘infinità di preoccupazioni, talvolta di paure, come anche a delle esplosioni emozionali che non tutti riescono a gestire e a percepire in modo naturale.

Per fattori di rischio si intendono quegli elementi di ordine psicologico, culturale, sociale che combinandosi nella storia di un soggetto possono portarlo a vivere una situazione di disagio; proprio per questo oggi la prevenzione deve essere caratterizzata da interventi multidisciplinari, che quindi interessino diverse aree della vita del ragazzo.

I concetti di corpo, salute e malattia costituiscono quindi uno specifico universo affettivo e relazionale, che va trattato come tale senza pensare che la semplice informazione/comando circa  atteggiamenti ritenuti adeguati dal mondo adulto si trasferisca automaticamente al rapporto con il corpo. 

4. PREVENZIONE, PROMOZIONE ED ADOLESCENZA

Per evitare fraintendimenti è utile riprendere una modellistica classica circa le diverse declinazioni del concetto “prevenire”, un concetto spesso frainteso o, più o meno inconsapevolmente, manipolato sia dai mass media che da professionisti del settore non sufficientemente consapevoli circa le diverse sfumature della prassi.

I diversi livelli preventivi

PROMOZIONE - PREV. PRIM. ASPECIFICA

Favorire una migliore qualità della vita, aumentare il benessere individuale, potenziare i fattori protettivi a livello collettivo.

PREVENZIONE PRIMARIA SPECIFICA

Ridurre l’incidenza di una particolare di una particolare malattia/problema/disadattamento

PREVENZIONE SECONDARIA

Diagnosticare il disagio/problema/malattia in fase iniziale e di intervenire prima che la situazione di deteriori ulteriormente

PREVENZIONE TERZIARIA

Cercare di ridurre gli effetti collaterali negativi di un problema/malattia.

Una ulteriore nota: ciò che definiamo prevenzione è un insieme di prassi diversificate. La prevenzione di secondo e terzo livello derivano dalla pratica clinica (sia medica che psicologica), mentre la prevenzione primaria e, ancorpiù, quella aspecifica si basano sui contributi di area epidemiologica e sulla psicologia sociale applicata, in particolare quel filone definito psicologia di comunità.

Volendo cristallizzare almeno alcune delle componenti base dell’approccio di comunità può essere funzionale utilizzare la sintesi seguente:

I tre assunti del modello “processo/persona/contesti/ambiente” (Bronfenbrenner)

 Persona

è una entità dinamica, ossia un soggetto attivo che reagisce alle pressioni ambientali e ristruttura il proprio spazio di vita

Rapporto individuo/ambiente

è connotato da reciprocità; sia l’ambiente, sia l’individuo sono in grado di influenzarsi a vicenda

 Contesti

anche quelli più remoti (ossia quelli non direttamente sperimentati) possono produrre delle modificazioni nel comportamento dell’individuo

Conseguentemente, il concetto di nicchia ecologica viene proposto come quel contesto ambientale (inteso sia in senso fisico che relazionale) in grado di facilitare o ostacolare lo sviluppo delle persone che lo frequentano in base alle combinazioni tra i fattori personali e le caratteristiche ambientali. In altri termini, il comportamento umano è determinato dall’influenza di una serie di strutture concentriche tra loro interdipendenti e dal modo in cui tali dimensioni sono percepite ed integrate dal singolo.

Questo approccio costringe, costruttivamente, ad essere estremamente sensibili a quale focus i professionisti utilizzano nelle loro prassi per comprendere e soggetti: riduzione delle criticità o sviluppo delle potenzialità?

Focus su criticità

Focus su potenzialità

Approccio

Debolezza, soluzione del problema affrontando il deficit

Forza, costruire sulle competenze

Definizione  del problema

Istituzionale

Partecipata

  Strumenti di cambiamento

Informazione, educazione, miglioramento dei servizi, cambiamento individuale

Rinforzare la comunità, la sua capacità di controllo (potere) accrescere le risorse e le capacità, cambiamento anche politico ed economico

Ruolo degli operatori

Centrale rispetto al potere decisionale

Risorse della comunità nella soluzione del problema

Scopo della partecipazione

Aiutare a diffondere e rendere i servizi più idonei alla comunità

Accrescere il senso di proprietà e controllo, migliorare  le condizioni sociali

Principali decisori

Ruoli istituzionali

Leaders spontanei

Visione dei gruppi e della comunità

Luoghi in cui si manifesta il problema, consumatrice

Fonte di soluzioni, autodefinita, luogo da vivere

Controllo delle risorse

Interno al servizio

Negoziato con i collettivi

Senso di proprietà collettivo

Basso

Elevato

Nell’intervento a favore degli adolescenti, prevenire il malessere e promuovere il benessere dovrebbe tradursi complessivamente come:

- sostenere e accompagnare l’adolescente nel suo percorso di crescita

- aiutare il soggetto a pensare autonomamente, desiderando e progettando un concreto futuro possibile

- valorizzare e far emergere le risorse e incrementare il protagonismo del singolo.

- promuovere un vero “empowerment” ossia un “aumento di potere” consapevole e non automaticamente “adeguato” alle aspettative del mondo adulto

- considerare il naturale e ciclico bisogno di ognuno di trovare un posto sicuro nel quale potersi rifuggire, per riflettere sui propri dubbi, insicurezze, soddisfazioni, e traguardi.

In questo senso si può parlare di una dialettica prevenzione- promozione: infatti, per prevenire situazioni di disagio, si promuove un certo stile di vita e un certo modo di affrontare i responsabilità ed opportunità evolutive.

5. LA SCUOLA E LA PREVENZIONE

Negli ultimi vent’anni, la scuola si è aperta al territorio e ha tentato di cooperare con le istituzioni limitrofe per raggiungere degli obiettivi comuni, inoltre si è fatta carico dell’obiettivo ambizioso di educare i giovani ad “essere”, agendo preventivamente in difesa della loro salute e di quella sociale.

Prendendo in esame la scuola a confronto con la prevenzione emergono i seguenti punti:

- la scuola è uno luogo adatto per svolgere attività preventive, grazie alle quali, i giovani possono potenziare le proprie risorse individuali e contestuali

- le pratiche della crescita si rivolgono solitamente a soggetti in agio, cioè a persone senza esplicite problematiche cliniche.

 - la promozione (prevenzione primaria aspecifica) può essere considerata una delle pratiche di crescita e quindi si rivolge a soggetti in agio (sia individui che gruppi e collettivi) con lo scopo di aumentare le loro competenze e, conseguentemente, renderli più in grado di autogestire eventuali forme di disagio o, ancor più precocemente, di difficoltà evolutiva.

 - la prevenzione, rispetto ad altre pratiche, non è centrata solo esclusivamente sulle persone ma anche sui vari contesti di appartenenza.

Un rapporto significativo è quello che si sviluppato ed in continua evoluzione con i sistemi socio-sanitari; all’interno di quest’ultimi da alcuni anni, si è creata una tendenza verso il superamento di qualunque prassi di trasmissione spontanea; di conseguenza sono state pensate e programmate una serie di iniziative di prevenzione, in modo tale da permettere una giusta apertura di nuovi spazi di partecipazione, anche in senso territoriale.

Al momento il rapporto tra questi due ambiti si sta solidificando e evolvendo grazie alla programmazione e realizzazione di progetti di prevenzione/promozione riguardanti diverse tematiche e argomenti ritenuti importanti e delicati soprattutto per l’età giovanile; tra questi ricordiamo l’uso di sostanze stupefacenti e l’alcool, la sessualità, l’educazione alla salute e l’educazione agli affetti, il rapporto figlio/genitori.

Anna Bazzo (Educatrice professionale), Alessandro Reati (Psicologo)

BIBLIOGRAFIA INTRODUTTIVA MINIMA

AA.VV.   Fondamenti di psicologia di comunità.   Roma, 2002

Contessa G.   La prevenzione.   Milano, 1994

Crepet P.   Vite esagerate.   Milano, 1994

Elwes L., Simmet I.   Educazione alla salute.   Milano, 1987

Giori F.   Adolescenza e rischio.   Milano, 2003

Ingrosso M.   La salute come costruzione sociale.   Milano, 1994

Martini R., Sequi R.   Il lavoro nella comunità.   Roma, 1988

Martini R., Torti A.   Fare lavoro di comunità.   Roma, 2004

Moren E.   I sette saperi necessari all’educazione del futuro.   Milano, 2001

Pellai A.   Educazione sanitaria.   Milano, 2002

Regoliosi L.   La prevenzione possibile.   Milano, 1999

Note

[1] E’ una definizione limitata, parzialmente in contraddizione che numerose proposte, soprattutto di tipo sociologico, che tendono a parlare di una condizione di “adolescenza estesa”, segnalando che il superamento dell’adolescenza dovrebbe essere caratterizzato dal raggiungimento di una autonomia definibile come “adultità”. E’ doveroso segnalare che, seppur di fondo condivisibili, queste impostazioni sono coerenti per quanto riguarda l’analisi sociale ma sono pericolosamente confusive quando si vuole osservare maggiormente l’aspetto evolutivo (psico-fisico) del soggetto. In questa seconda focalizzazione la possibile doppia accezione psicologica è a) la fase cronologica compresa tra la pubertà e la modalità, b) la modalità ricorsiva i cui tratti (bisogno di rassicurazione ed insieme desiderio di libertà) possono ricorre più volte nell’esperienza di vita.

[2] Anche in questo caso il termine “identità” si presta a numerosi sviluppi. Anche in ambito psicologico si evidenziano interpretazioni anche assai diverse. Qui di seguito ci si limiterà ad enucleare alcune informazioni chiave, trasversali alla maggioranza degli approcci e strumentali allo sviluppo del discorso di fondo.

[3] Organizzazione Mondiale della Sanità, organismo ONU

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